GINASTERA Complete Piano Music

Article from GRAMOPHONE - The Worlds Best Classical Music Reviews

Written by Bryce Morrison [Tuesday, 15 March 2016]

 

Brilliant Classics’ two-CD album of Ginastera’s complete piano music, coming so soon after François-Xavier Poizat’s fine selection (Piano Classics, 9/15), is a wealth indeed. And here once more you are reminded of how an idiom deriving essentially from Spain is transformed (though, for Spanish musical aristocracy, distorted) into a heady mix of alternating violence and tenderness, innocence and seduction. Mood-swings are extreme, telling you that many South Americans admit that their temperament can reel from sadness (an inimitably ‘blue’ tint) to a crazed exuberance, with little in between. And even when Ginastera gives you one piece with a close family likeness to another, you listen with a sense of renewal thanks to performances by Mariangela Vacatello of a superb zest, brio and imaginative scope.

She has technique in spades, making her a front-runner with Argerich’s legendary live Three Argentinian Dances (EMI, 4/00), Terence Judd’s live recording of the First Sonata (Chandos, 12/80, 11/01) and Poizat’s more recent selection. She is as dewy-eyed as she is insinuating in Danza de la moza donosa, and lucid and focused in the swirling patterns of ‘Cuyana’ from the Op 6 Pieces, making you think of DH Lawrence’s claim that without the sesame seed in the nougat ‘it would be just sickly sweet’. In the wild Malambo she will have you gyrating round the room (or, for the less athletically inclined, set feet and heads furiously tapping and nodding). How she relishes the snapshot impressions of the American Preludes while telling you that the Adagietto pianissimo from the Op 15 Suite is among the most delectable of encores. Her playing in the popular First Sonata is a wonder of virtuosity (hear her in the Presto misterioso’s phantom chase); and if the two books of the Piezas infantiles provide a welcome break from so much restless, pumping energy (though even here Ginastera’s ‘edge’ is never far away), there is a return to savagery in the Second Sonata.

This may be a brutal and thankless task for the pianist but it is given, like so much else, with unfaltering aplomb. An affectionate essay by Ginastera’s student Hugo Aisemberg hardly compensates for the lack of necessary notes, but the recorded sound is outstanding and no praise could be high enough for Vacatello’s achievement. 

 

 

Tanto Novecento screziato d'Argentina

Article from Suonare News Magazine

Written by Angelo Foletto [Tuesday, 15 December 2015]

 

Se una musicista matura, e praticamente senza limitazioni di repertorio, come Mariangela Vacatello, decide di dedicarsi all'opera pianistica di Ginastera, c'è da fidarsi. Probabilmente c'é stato anche il richiamo del centenario della nascita del compositore argentino, ma forse vale la pena di riflettere senza frettolositá sulla sempre piü ampia "vista' musicale degli interpreti di oggi che mal digeriscono le catalogazioni storico-stilistiche (quindi le gabbie scolastiche) di comodo. La produzione di Ginastera non sposta I'asse della storia pianistica del Novecento, ma la arricchisce di pezzi molto interessanti, sia quando I'autore si riallaccia alla sua tradizione nazionale sia quando la abiura ma con moderazione (nei Preludi "ameticani" ad esempio) o se ne allontana con gesti di forte impronta classicista come nella prima Sonata o con I'adesione neomodernista caratterizzata con decsiione nella Sonata op.53 cui il successivo movimento della terza Sonata costituisce un'appendice altrettanto aguzza.
Di questo mondo novecentesco ma screziato di irrimediabile nostalgia follorica, la Vacatello domina gli umori con sfrontatezza, fantasiosa immedesimazione danzante e vividezza interpretativa, investendo la consueta ricchezza di movenze e colori pianistici anche su pagine che altrimenti potrebbero suonare di genere. E invece qui figurano piccoli capolavori.

 

 

Viaggio audace in una bellezza enigmatica

Article from Suonare News Magazine

Written by Angelo Foletto [Monday, 15 October 2012]

 

Come ricordava in un saggio di qualche anno fa Piero Rattalino, riassumendone la (cortissima) cronologia esecutiva, "la storia critica e la storia esecutiva degli Studi di Debussy sono due autentici cammini verso il Golgotha, perché la disistima che li circondò, in quantoopere d'arte, fu tanto diffusa quanto diffusa fu la stima dei Preludi". Solo nei decenni il peso specifico dell'ultimo ciclo pianistico compiuto dall'autore ha trovato estimatori non soltanto negli studiosi. E' meno raro ascoltarli in concerto, e verificarne il passaggio in sala di registrazione. Di certo, non ci arrivano per caso. In queste pagine di metafisica audacia e bellezza ostinatamente enigmatica (facile metterle in parallelo col mondoorchestrale ermetico di Jeux) il paradosso d'autore - ideare lavori con contenutiad alta destinazione concertistica ma titolarli con indicazione (e apparente destinazioneesclusiva) didattica - si manifesta con pienezza e inquietudine meravigliose. per queste ragioni, richioede un interpreteche non abbia tentennamenti né su un versante né sull'altro, e che sappia di affrontare una sfida di grande maturità con amor proprio, rigore e fierezza ma senza spocchia. Tutte qualità che Mariangela Vacatello non ha bisogno di cercare: le possiede per vocazione. Ma con sempre maggiore consapevolezza mostra di saperle maneggiare.
La verifica sugli Studi debussyani - con cui apre e chiude virtualmente, ma in modo superbo, il suo contributo alla stagione discografica che conta dedicata al compositore francese nel 150enario della nascita - non lascia dubbi. Così come non l'avevano lasciato le preziose occasioni in cui li aveva seguiti (parzialmente) dal vivo. Intanto c'è il dato di partenza, dominato nell'affrontare gli Studi trascendentali di Liszt: la capacità di scegliere in musica le astrusità tecniche, rendendole virtuosisticamente inafferrabili, al servizio dell'esito espressivo edella volubilità timbrica. Le intitolazioni tecniche scompaiono in una lettura smagliante e giustamente attenta a riannodare la vocazione coloristico-evocativa che la maturità debussyanaaveva già superbamente sperimentato in Estampes (non fortunatamente impaginati nello stesso programma), senza farsi zavorrare da semplicistiche tinteggiature natural-paesaggistiche ma liberando la capacità fantastica d'autore di disegnare fantasmaticamente col pianoforte prospettive e di lasciar emergere paesaggi dell'anima.

 

 

 

Ospite d'onore di Brahms Beethoven lascia il segno

Written by Cesare Galla [Saturday, 22 September 2012]

 

IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA. Il concerto dell'Orchestra di Santa Cecilia. Grande interpretazione del quarto Concerto per pianoforte con la direzione di Orozco-Estrada e con solista la giovane Vacatello.

Nell'anno che il Settembre dell'Accademia dedica a Brahms (con l'integrale delle Sinfonie e dei Concerti per pianoforte), Beethoven è «ospite d'onore» di una sola serata, ma lascia il segno. È avvenuto giovedì, quando l'orchestra dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia (da tempo, giustamente, una colonna del festival sinfonico al Filarmonico) ha proposto il quarto Concerto per pianoforte in un'interpretazione di alto livello, alla quale è mancato forse solo il segno del carisma che deriva dall'esperienza per diventare eccezionale. Del resto, se alla tastiera siede una trentenne - Mariangela Vacatello - e sul podio sale un direttore che ha solo cinque anni di più - Andrés Orozco-Estrada - si entra in un mondo musicale nel quale la routine non ha diritto di cittadinanza, il confronto con la partitura genera energica comunicazione, una benefica onda che avvolge il pubblico e lo lascia con il fiato sospeso; la tecnica e il pensiero musicale, infine, sono tutt'uno e l'immediatezza dell'intenzione è commisurata solo alla nitidezza della sua resa.
Il Concerto n. 4 è un capolavoro astratto e allo stesso tempo «materico», nella forza del suono e nella stringente dialettica della forma portata ad ardua sintesi. Il suo centro di gravità sta nel movimento di mezzo, Andante con moto, che letteralmente mette in scena un doloroso dialogo fra lo strumento solista e l'orchestra, un «botta e risposta» che porta su un piano completamente nuovo la forma classica del primo movimento e prepara per il Rondò conclusivo uno scioglimento di arcana eleganza e incisività, nel quale il virtuosismo e la poesia sono necessari uno all'altra. Ne è lucidamente consapevole Mariangela Vacatello, che ad onta della sua giovane età ha alle spalle una carriera almeno decennale, sempre illuminata dalla ricerca intorno al suono.
Quello cesellato per questo Beethoven «trascendentale» non prescinde dalla forza delle perorazioni drammatiche, che anzi vengono delineate con energica determinazione, ma comunque ne esplora la dimensione intima, ora sofferta ora estatica, a volte con romantiche sfumature di perla, a volte con essenzialità quasi pre-classica. La nitidezza del tocco e la sorvegliata efficacia del fraseggio, con le dinamiche che guizzano dentro e fuori dai nodi «ornamentali» (trilli, scale, arpeggi che diventano così sostanza e non decorazione fine a se stessa) disegnano un'interpretazione di pura trama beethoveniana. È la terra musicale esplorata solo dal «titano», quella che sta al confine tra le certezze del Classicismo e le inquietudini del Romanticismo.
Sulla stessa linea si colloca Andrés Orozco-Estrada, che guida l'orchestra di Santa Cecilia a una resa nella quale lo spirito sinfonico e l'efficacia concertante hanno risalto vividamente sbalzato. Creando con lo strumento solista una dialettica piena e allo stesso tempo sfumata e cangiante, ma sempre paritetica, corposa, equilibrata.
Introdotta dall'Ouverture spumeggiante e ieratica dal Flauto magico mozartiano, la serata si è conclusa nel segno di Brahms e della sua Prima Sinfonia. Orozco-Estrada legge il monumentale capolavoro secondo una linea che ha le sue radici nella tradizione interpretativa romantica, esaltandone la retorica alta e tornita senza mai cadere nella maniera banale ed esteriore. Così, le linee interne della fitta trama strumentale emergono corpose e accattivanti, mentre gli scultorei sviluppi formali vedono esaltata l'invenzione tematica brahmsiana, in un gioco molto articolato di sfumature dinamiche. Da parte loro, i «ceciliani» hanno confermato di essere oggi la migliore orchestra sinfonica italiana sfoderando un suono di sontuosa limpidezza e forza negli archi, forse a tratti un po' timido negli ottoni (specie i corni, pur rinforzati a cinque), sempre equilibrato ed elegante nei legni. 
Teatro al gran completo, pubblico entusiasta, bis in serie. Mariangela Vacatello ha regalato due pagine debussiane (compresa la celebre Clair de lune) con cartesiana eleganza; Orozco e l'orchestra hanno proposto la seducente (e rara nelle sale) Amorosa dalle Diez Melodías vascas (1941) del basco Jesús Guridi Bidaola.

 

 

Magica Vacatello fuoco e lucidità

Written by C. E. [Sunday, 19 August 2012]

 

LEDRO - Intelligenza e temperamento, fuoco e lucidità: Mariangela Vacatello, protagonista a Locca di Concei per la rassegna "Kawai a Ledro", suona con pathos acceso ma perfettamente controllato, e sopratutto realizza sul pianoforte il senso profondo della scrittura musicale grazie ad un intepretazione che è scavo ecomprensione profonda. Nessuna retorica di maniera, insomma, e di questi tempi c'è di che rallegrarsi: perché è comune la tendenza a stupire superficialmente, mentre artisti della levatura della trentenne pianista napoletana portano l'ascoltatore dritto nella sostanzae nel cuore della musica. 
L'entusiasmante recital proponeva un virtuosismo di grande potenza espressiva, prima nelle molteplici tinte di "harmoniedu soir" di Franz Liszt, Studio Trascendentale in cui le mezze tinte dosavano sapientemente il cantabile, non cedendo a una facile retorica ma costruendo con accortezza da consumato attore il clima di tensione espressiva, poi nell'esplorazione tenica di sei Etudes di Debussy, in una lettura in cui convivevano efficacemente l'astrazione e l'agile pennellata di colore e in cui Mariangela Vacatello confermava la predilezione per sonorità ricercate, luminose e morbidissime.
Di grande impatto il Bach riletto da Liszt, nel preludio e fuga in la minore: come un filo tortuoso ma mai spezzato, l'esecuzionepercorreva la tensione della scrittura con espressività e precisione, mentre un pathos travolgente premiava il pubblico al termine del concerto con una poderosa lettura della Seconda Sonata  di Rachmaninov.
L'emozione fortissima del recital di vacatello concludeva la programmazione estiva di "Kawai a Ledro" che si conferma una delle manifestazioni più qualificate dell'estate culturale in Trentino: piccoli numeri (4 concerti) per una programmazione che non strizza l'occhio a facili spettacolarismi e disseta chi, nell'afa agostana, chiede proposte di sostenza e intelligenza. E. C.

 

 

La Domenica dei Fenomeni

Written by Ewa Kofin [Monday, 06 August 2012]

 

Mariangela Vacatello ha suscitato la mia ammirazione innanzitutto perché subito dopo l'esecuzione del suo recital in programma ha sostituito Francesco Piemontesi presentando con grande classe un prograrrma totalmente diverso dal prino e allo stesso tempo di difficile esecuzione. Ha suonato talmente bene le composizioni come se le eseguisse da sempre.  Questa qualità differenzia i grandi artisti che danno concerti e devono sempre avere in repertorio dei brani pronti per essere eseguiti in qualsiasi momento.

AlI'inizio, la pianista italiana ci ha proposto la Sonata in Sol minore di Schumam raramente portata in concerto. Nella prima parte della Sonata l'intenzione del compositore prevede un'esecuzione in tempo molto veloce. La pianista invece I'ha interpretata in modo personale, ma ciò nonostante l'ha resa perfettanente. L'esecuzione della seconda parte della Sonata è stata meravigliosa, si percepiva Il clima poetico ed al contempo rilessivo. Dopo l'esecuzione allegra dello Scherzo, è iniziata l'esecuzione del Rondò in cui l'artista ha alternato momenti musicali veloci ad altri più melodici. Mariangela Vacatello ha eseguito in modo straordinario'Harmonie du soir" di Liszt oscillando tra la creazione di un atmosfera misteriosa, il romanticismo di una cantilena e sfoggiando grande virtuosismo. Il brano "L'Isola gioiosa" di Debussy eseguito dalla pianista dal talento ormai riconosciuto, ha indubbiamente reso, nelle intenzioni dell'autore, la gioia resa manifesta con caratterizzazioni melodiche e riflessive, suscitando negli ascoltatori il desiderio di avventurarsi in un viaggio romantico.

In ultimo, l'esecuzione della Sonata in Si minore di Liszt è stata una vera opera d'arte.

Il pubblico ha manifestato la sua approvazione con ovazioni e ha applaudito a lungo in piedi tanto da ottenere quattro bis: tra i brani eseguiti c'e stata anche "la nostra Polacco in La bem magg,". La pianista italiana ha eseguito il brano in maniera così espressiva che si puo tranquillamente dire: meglio di un pianista polacco.

traduzione di Karolina Aniela Wilk

 

 

Tamas Vasary
26/03/2012

"The Transcendental Etudes by Franz Liszt performed by Mariangela Vacatello on Brilliant Classics is indeed a SUPER RECORDING" 
by Tamas Vasary

 

 

Die 12 Etudes d'execution transcendente

Written by Isabel Fedrizzi [Monday, 17 October 2011]

 

I 12 Studi di esecuzione trascendentale di Liszt sono considerati in assoluto tra le opere pianistiche più impegnative. Ogni studio richiede abilità differenti: virtuosismo, balance (equilibrio tra le parti), liricismo.
La pianista italiana Mariangela Vacatello incide qui la terza e ultima versione della raccolta, che fu pubblicata nel 1852 e che Liszt considera l'unica valida.
La pianista si è già fatta un nome come interprete lisztiana, confermando e superando qui la sua fama: 
domina giocosamente la diabolica difficoltà di "Mazeppa", interpreta la voluttuosa "Ricordanza" con poetica bellezza e incanta ghiacciati paesaggi invernali in "Chasse-neige".
Mariangela Vacatello dimostra di non avere alcuna difficoltà tecnica , ma si impone anche per la sua interpretazione appassionata e fedele al testo.
Un'artista notevole ed un'altrettanto notevole interpretazione.

 

  

Liszt il Trascendente

Written by Daniela Gangale [Tuesday, 11 October 2011]

 

Tra le varie occasioni di ripensare l'opera di Liszt, suggerite dal bicentenario della nascita che si avvia alla conclusione, ci sembra interessante cogliere quella offerta dalla Brilliant Classic, che ha pubblicato quest'anno ben due incisioni complete dei dodici Studi trascendentali. Messo in chiaro subito che la qualità dei due interpreti è eccellente e che la musica del compositore ungherese evidentemente è davvero congeniale alle corde di entrambi, le due incisioni sono piuttosto diverse e, a nostro avviso, complementari; motivo per cui, chi decidesse di acquistare entrambi i cd non sprecherebbe affatto il proprio denaro.
Michele Campanella ha legato il suo nome a quello di Liszt sin dagli esordi pianistici, affermandosi come il più accreditato specialista italiano di questo repertorio; in più occasioni ha raccontato quanto senta profondamente vicina la personalità e la musica di questo compositore, alla memoria del quale, a suo dire, ancora non è stata resa piena giustizia. E in quest'anno lisztiano abbiamo visto Campanella attivissimo protagonista di varie ini- ziative, come pianista e come organizzatore (ricordiamo, ad esempio, le maratone all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che hanno permesso di ascoltare l'opera omnia pianistica la cui sterminata lunghezza è valsa 7 giornate di musica e l'impegno di decine di pianisti di tutte le età), addirittura come scrittore: Il mio Liszt. Considerazioni di un interprete, recensito su queste pagine nel maggio scorso è una piacevolissima summa di decenni di studio, condotto non solo alla tastiera e comunicato con passione.
Mariangela Vacatello è una giovane ma già affermata pianista, che sta percorrendo con slancio una vivace carriera e che ha fatto di Liszt il suo cavallo di battaglia grazie alla straordinaria, innata facilità virtuosistica e alla fascinazione istintivamente avvertita per questo personaggio sospeso tra cielo e terra, angelico e diabolico al tempo stesso.
Prima di passare a considerazioni più puntuali sulle due incisioni, è importante ricordare che cosa hanno costituito questi studi lisztiani nella storia del repertorio pianistico. Editi in versione definitiva nel 1851, un primo nucleo era già abbozzato nel 1826: sono quindi il risultato di un quarto di secolo di riflessione e di lavoro che coincidono con gli anni in cui il pianoforte viene sempre meglio perfezionato, dimenticando ormai nettamente le origini settecentesche e le parentele più o meno lontane con cembali e fortepiani e trasformandosi in quello strumento sontuoso che d'ora in poi farà la parte del leone nelle sale da concerto. Già tra il 1821 e il 1822 Erard aveva brevettato il suo doppio scappamento, che permetteva un ribattuto più veloce e via via cambieranno anche le dimensioni e i materiali con cui è fatto lo strumento, sempre più potente in termini di sonorità, sempre più sensibile in termini di tocco. Liszt si trova davanti a questo mondo in fieri e ne percorre con entusiasmo tutte le potenzialità, arrivando come nessun altro ai limiti estremi. La sfida di questi studi non è quindi, per Liszt, soltanto quella dell'arrivare fin dove il virtuoso può arrivare, in un'ottica egocentrica e auto celebrativa, ma quella dell'ottenere il massimo da uno strumento che si affaccia ormai su orizzonti sonori nuovi e moderni.
La nuova tecnica, la tecnica trascendentale, è un viaggio di scoperta e di conoscenza, compiuto con l'entusiasmo della novità e con l'attenzione trepidante e vigile dell'inventore per la sua creatura.
Tornando ai nostri interpreti, non vorremmo cadere in biechi luoghi comuni nel descrivere le loro peculiarità ma in fondo in questo caso servircene un po' ci aiuta. Parlavamo all'inizio di complementarietà tra le due incisioni: il fatto che un interprete sia uomo e l'altra donna (e Vacatello è la prima italiana ad incidere gli Studi), che il primo sia nel pieno della sua maturità - anche se ricordiamo che questa registrazione risale al 1988, quindi a parecchi anni fa - e l'altra sia più giovane, forse possono darci, così a spanne, la chiave delle differenze. Il Liszt di Campanella è un Liszt che ha cuore, certo, ma che passa per la men- te dell'ascoltatore; è un Liszt lucido, analitico, che vuole scrollarsi di dosso quella patina di volgarità di cui spesso lo si è accusato, soprattutto nelle composizioni virtuosi- stiche come queste, e che rivendica in questi brani uno status di ricerca, di esplorazione ai confini delle possibilità dello strumento, che sono un viaggio di conoscenza più che una mera esibizione funambolica. Il Liszt di Vacatello è più morbido, più sognante; è un Liszt impetuoso, pieno di sorprese e di colpi di scena, che privilegia il sentimento e l'espressività e che utilizza una tecnica salda e una padronanza totale della tastiera per potersi abbandonare ad una sonorità più romantica, alla suggestione di immagini e storie che si affacciano appena oltre il pentagramma. Ecco quindi che queste differenze si intuiscono sin dal Preludio, più chiaro e sgranato, intellettuale e aristocratico quello di Campanella; teatrale e appassionato quello di Vacatello. E ancora, se il Mazzeppa di Campanella è estremamente assertivo nell'enunciazione del tema e nelle graniture e rivela a tratti una inquietante parentela con un goethiano Mefistofele, quello di Vacatello, pur brillante e sicuro, si rivela però più morbido e avvolgente, pare davvero di vederlo lanciato nella sua celebre cavalcata, legato al dorso del cavallo. E ancora il successivo Feux follets nella lettura di Campanella è un gioco perverso di ingranaggi in fondo pieno di ironia, a cui non manca un brivido diabolico mentre quello di Vacatello è più notturno e romantico, pieno di trovate e non scevro di tenerezza a tratti. Potremmo continuare ancora a lungo ma il lettore avrà di certo colto il punto: questo doppio sforzo della Brilliant vale la pena di essere ascoltato fino in fondo.

 

 

 

Il prezioso Liszt della vice-busoniana Mariangela Vacatello

Written by Andrea Bambace [Friday, 19 August 2011]

 

BOLZANO. Quando, nel 2005, venne classificata al secondo posto al Concorso pianistico "F.Busoni" furono in molti a preferire il suo talento a quello del vincitore.
Giuseppe Andaloro, il vincitore, era impeccabile ma un tantinello algido. Una sconfitta sul filo di lana può anche risultare salutare e per Mariangela Vacatello, evidentemente intelligente quanto orgogliosa e consapevole di voler conquistare con unghie e denti quanto le spettava, così è stato. Lo testimoniano i suoi successivi, crescenti successi internazionali, culminati nel 2009 nel primo premio vinto al Concorso "Top of the World" in Norvegia. Poche settimane fa Mariangela ha presentato al Castello del Buonconsiglio di Trento il suo più recente impegno discografico, tutto dedicato a Franz Liszt del quale ricorre il duecentesimo anno dalla nascita e, neanche a dirlo, ad uno dei cicli lisztiani più temibili, quello dei 12 "Études d'exécution trascendante". Confessiamo che, quando riceviamo un Cd da presentare sul giornale o su una rivista, lo ascoltiamo quasi sempre una, due volte, ma questa volta il disco, pubblicato da Brillant Classics (94250) gira ripetutamente sul nostro lettore almeno una volta al giorno. A parte l'alta definizione della ripresa sonora, che fa sempre piacere e che qui è veramente esemplare, l'interpretazione fissata dalla Vacatello della catena dei difficilissimi Études è di quelle che scaldano il cuore e che danno la misura della continuità della grande scuola pianistica europea anche da parte delle più giovani generazioni. Anche grazie a registrazioni come questa l'immortalità del grande pianista compositore magiaro è bene assicurata.
La "trascendenza" di questi Studi ottocenteschi non risiede solo nella loro impervietà virtuosistica e nello sfarzo immaginifico dell'Autore, ma anche nella profondità concettuale di pagine come "Vision", "Ricordanza" e le stupende "Harmonies de la soir". Lo sa bene l'artista, che vi trasfonde una profondità di pensiero davvero encomiabile, soprattutto tenendo conto della giovane età. Quanto al virtuosismo poi, e alla naturalezza dell'impianto tecnico, ascoltare per credere.

 

 

Mariangela Vacatello proves she's the whole package at MusicFest Vancouver

Written by Jessica Werb [Friday, 12 August 2011]

Before MusicFest Vancouver 2011, the gorgeous brunette gracing the festival guide was largely unknown to Vancouver—and Canadian—audiences.

But when the festival draws to a close on Sunday, you can be sure the name Mariangela Vacatello will be on the lips of many.

The dazzlingly virtuosic young Italian pianist, whose interpretations of Franz Liszt have gained her fans across Europe, played her first two Canadian concerts this past week: the first was a bold all-Liszt program on Wednesday (August 10), and her second was this morning, where she shared the Christ Church Cathedral stage with Vancouver’s Vetta String Quartet.

It was a less flashy program this time, but it was enough to convince listeners of her talents. After a lovely performance of Franz Schubert’s Quartettsatz in C Minor, D. 703 (the composer only wrote one movement before abandoning the work), the quartet ceded the stage to Vacatello, who performed a set of delightful Etudes by Claude Debussey.

The first, “For the five fingers”, poked fun at the unrelenting studies by Carl Czerny, beginning with the left hand running up and down the first five notes of the major scale, with pointed interruptions by the right hand, before delving into dazzling atmospheric fingerwork in which Vacatello created a blurry, Impressionist effect without ever losing the crispness of individual notes.

In “For the sixths”, the pianist coaxed a liquid sound from the instrument, her loose hands seeming to stroke at the piano even as her fingers were running a marathon across the keys. “For the eight fingers”, played without the thumb, was a spidery ride up and down the keys at breakneck speed, while the last, “For the octaves”, was a playfully bombastic bit of showmanship.

The last work of the hour-long evening saw Vacatello team up with the Vetta Quartet for a richly satisfying performance of Robert Schumann’s Quintet in E-flat Minor, Op. 44., where she proved herself to be a skillful and sensitive chamber musician, as well as a dazzling soloist. In other words: she’s the whole package.

 

 

MARIANGELA VACATELLO INCANTA CON L’OMAGGIO A LISZT 

Written by Davide Mainetti [Sunday, 19 June 2011]

 

Una serata indimenticabile, una pianista formidabile e tutto il meglio del genio di Franz Liszt hanno concluso lo scorso 10 giugno la prima edizione del Festival Pianistico "Cittá di Morbegno", nella suggestiva cornice dell'Auditorium di S.Antonio.
La pianista Mariangela Vacatello, artista di livello internazionale, ha tenuto un recital memorabile per l'affezionato pubblico del Festival, esibendosi nel repertorio che maggiormente evidenzia tutta la sua bravura.
Nella prima parte ha eseguito la Sonata in Si minore, il più grande capolavoro di Liszt, interpretandone magistralmente ogni aspetto, ogni sfumatura, facendo vivere alla platea un viaggio emotivo dentro il mistero e i tumulti del primo tema fino alla liricità intima del secondo, resa suggestiva in ogni suono e in ogni respiro, e dando prova della sue impressionanti capacità tecniche quando affronta i passaggi più "pirotecnici".
Queste capacità diventano sbalorditive soprattutto nella seconda parte del concerto con una scelta dagli Studi trascendentali: Chasse neige, Feux follets, Mazzeppa, Harmonies du soir, Allegro agitato assai. 
Tutto "l'arsenale" del virtuosismo più ardito è presentato dalla Vacatello non solo con un controllo e una disinvoltura smagliante, ma restituito a quel disegno musicale che l'autore, spingendosi oltre i limiti dello strumento e dell'uomo, auspicava con un po' di utopia.
Il pubblico ha lasciato la sala entusiasta dopo essere stato accontentato con 3 bis, tra cui spicca la famosa Polacca "Eroica" op. 53 di F. Chopin.
Credo sia doveroso complimentarsi con l'organizzazione del festival e in particolare con il direttore artistico, il M° Michele Montemurro che, oltre ad esibirsi magistralmente come solista, ha dato la possibilità al nostro pubblico di assistere a una serie di concerti di altissimo livello.
Un caloroso saluto a tutti coloro che hanno seguito il Festival con attenzione e un arrivederci alla prossima edizione, ancora più ricca di grandi eventi musicali. Il primo appuntamento sarà sabato 1 ottobre, con il pianista di fama mondiale Paul Badura-Skoda.

 

 

Vacatello, acrobazie "astratte"

Written by Alessandro Taverna [Thursday, 09 June 2011]

Il concerto La giovane pianista si è esibita al Manzoni per Musica Insieme
Imbarazzo in sala al Manzoni anche fra le dame più fini alla visione della giovane e graziosa pianista che dopo quattro minuti dall'avvio del concerto si alzava dallo sgabello e non la smetteva di armeggiare nel fondo dello Steinway gran coda alle prese con le corde dello strumento.
E le dame più fini si riprendevano solo quando si passa al successivo degli Studi Boreali composti da Ivan Fedele vent'anni fa e quella trama astratta provocata dai gesti della solista è uno dei pezzi di musica in programma. Ma solo per poco sembrava fugato l'imbarazzo, perchè le dame più fini tornavano poi ad agitarsi quando Mariangela Vacatello attacca i tasti per la pagina del secondo autore annunziato per il recital: nonostante il nome appartenesse al musicista di cui ricorre quest'anno il bicentenario della nascita, alle prime battute del brano serpeggiava in sala la stessa sensazione registrata all'ascolto della musica del compositore vivo e vegeto. E le dame più fini erano sul punto di sgogare il disappunto in educati colpi di tosse se il disappunto non svanisse in un baleno, alla scoperta che la Sonata in si minore di Liszt può cominciare provocando lo smarrimento che si prova ad accostarsi ad un pezzo d'avanguardia.
"L'arte vera di Liszt, fornidabile pioniere della modernissima musicalità libera e impulsiva sotto la luminosa veste magica del colore non fu potuta comprendere che oggi, dai figli della presente musicalità davvero moderna. Liszt infatti non poteva essere trasparente ai contemporanei di Brahms, sebbene a quelli di Strauss, di Ravel e di albeniz". Aveva ragione a scrivere queste parole allìalba del secolo scorso Giannotto bastianelli  e le parole trovano inaspettatamente una mirabolante applicazione nelle visioni di Mariangela Vacatello che sui tasti sembra potere e permettersi tutto. L'intelligenza con cui la pianista percorreva la Sonata di Liszt doveva dare da pensare al pubblico di Musica Insieme che solo qualche mese prima aveva ascoltato lo stesso pezzo ricreato dalle dita senza pensiero di Kissin. Poi la giovane solista si lasciava attraversare nel mondo del Romeo e Giulietta di Sergei Prokofev.
Ed ecco i numeri del balletto rivivere sulla tastiera con un virtuosismo che bilancia acrobazia e trasparenza, intrecciando con forza le pulsazioni di un amore ossessivo ai richiami cupi, profondi e irresistibili della morte.

 

 

Vacatello has magic fingers.

Written by [Monday, 11 April 2011]

What I know about classical music you can put in a thimble and still have some room for another subject.
However I know what I like and what I like about classical music is its fullness of being and how it can envelope you
even if you know nothing about the composer, the history or the music in general.
Now add a spectacular performance by one individual and it becomes an event of amazing quality.
The event was Thursday, April 7 in the Vern Riffe Center for the Arts Main Theater as part of the SOPAA Performing
Arts Series at Shawnee State University and the one amazing individual was Mariangela Vacatello.
A finalist in the Thirteenth Van Cliburn International Piano Competition and winner of the Internet Audience Award,
Ms. Vacatello spent two hours completely enthralling an appreciative audience and even overcoming technical
problems thrown at her by the university.
Ms. Vacatello simply does more than just “play” as you or I would do.
She interprets music with the heart of an artist and with pure brilliance.
The pieces she interpreted consisted of selections from Chopin, Debussy and Liszt.
Over the years including those as a long-time SOPAA subscriber, I have been exposed to all of these composers and
what I know is that they can be beautifully melodic and yet technically difficult to “play.”
All of these pieces were trademark pieces by the composer and were considered “unplayable” at the time of their
composition.
In this concert with Ms. Vacatello she displayed a virtuosity and skill that when you watched just her hands an
amazing thing happened: they became a blur.
Her fingers flew across the keys with precision and control, but with the touch of an artist as she produced such
nuanced sounds from her instrument.

 

 

Final conductor candidate a strong contender

Written by MARK ARNEST [Sunday, 10 April 2011]

 

The search for Lawrence Leighton Smith's successor as Colorado Springs Philharmonic music director got interesting on Saturday night when Australian Kynan Johns, the sixth and last finalist for the position, led the orchestra in a searing performance of Shostakovich's Symphony No. 5

Until Johns' appearance, the clear favorite was dark-horse candidate Josep Caballé-Domenech, an applicant who hadn't originally been a finalist, but who made such a powerful impression filling in for Smith in Berlioz's "Symphonie Fantastique" that he was asked to be considered for the position.

Johns may not quite have Josep Caballé-Domenech's poise, but he matches the Spaniard in his intensity and nearly matches him in his ability to draw great playing from the orchestra. As with Caballé-Domenech, we heard a dynamic range that made the other candidates seem two-dimensional, and a grasp of large structures that made Shostakovich's 50-minute symphony coalesce into a shattering epic of suffering.

Johns' podium presence is dramatic but controlled. His gestures range from near-invisibility to huge, as if daring the musicians to expend as much energy as he is. His right-hand beat is always discernable, but often obscured by a lot of stick-waving; his left hand is active down to the fingertips, although sometimes this seemed more for the audience's benefit than the musicians'.

In fact, you might dismiss Johns as another hyperactive spaghetti-flinger if it weren't for the excellence of the results. Johns' tempos were supple, well-chosen, and well-communicated to the musicians. The first movement's great arch had a sense of inevitability. The Mahler-esque second movement veered between charming and macabre. The third movement took us to the hushed depths of the composer's despair; the strings' ethereal sound at the end was as beautiful as anything I've ever heard from the Philharmonic. And the kaleidoscopic finale, which roughly mirrors the first movement's arch - except inside out - tied things together while lifting the story to a universal level.

The end of the finale was taken at about 60 beats per minute - the modern fashion, more slowly than the symphony used to be played. This turns what could sound like an unconvincing apotheosis into a frozen grin that fits perfectly with the tragic tone of what precedes it. In his excellent program notes, Michael Campion quotes Shostakovich: "It's as if someone were beating you with a stick and saying, ‘Your business is rejoicing, your business is rejoicing'."

(Alas, there's no compelling evidence that Shostakovich actually said this. The quote comes from "Testimony," a memoir supposedly dictated by the composer to Solomon Volkov, the authenticity of which is in doubt.)

The Shostakovich overshadowed a fine first half, highlighted by pianist Mariangela Vacatello in Liszt's showy Piano Concerto No. 1. Vacatello was poise and fearlessness personified, delivering everything with perfect ease, whether it was the big handfuls of notes near the beginning or the third movement's deft filigree. Her tone was not huge - at least, not where I sat - but it was always beautiful and never forced. Vacatello was born to play the piano.

The curtain-raiser gave a fascinating glimpse of 20th-Century Australian music. Peter Sculthorpe's "Sun Music III" portrays the Australian outback, a land in which the sun both gives life and takes it away. Johns described it as a landscape piece, and it's a varied landscape that has room both for folk-song-like modal passages and exotic modern techniques such as strings playing clusters of notes glissando. You could feel the sun beating down on you.

 

 

Greppi, appalusi alla Vacatello virtuosa del pianoforte

Written by Bernardino Zappa [Monday, 18 October 2010]

 

DI Marlangela Vacatello, a Bergamo, e più precisamente tra Il pubblico della Greppi, si pensava di sapere tutto. Arrivata sette anni fa, nel corso di una carriera ancora non sbocciata ai livelli più alti, non era difficile Ipotizzare per lei un futuro dei più brillanti. 
Di mezzo c'erano le incognite di una professione che oggi (ancora più che un tempo) rasenta l'impossibile, non solo per intrinseci ostacoli, ma per la situazione oggettiva del concertismo, che soffre di condizioni sempre più ardue. 
La giovane interprete napoletana non solo aveva mezzi adeguati, ma mostrava la grinta che non era difficile immaginare come precoce sembianza di un carisma. Il concerto al Festival dei Concerti d'Autunno ha confermato tutte le più rosee previsioni. Di più, ci ha presentato un  volto compiuto di quella che potrebbe essere la Vacatello in versione matura. Ha ventotto anni, ma la completezza delle sue visioni musicali ci fa affermare che le sue interpretazioni sono ormai qualcosa di più dell'entusiasmo e della vigoria baldanzosa che già abbiamo ammirato nelle precedenti occasioni. c'è l'agio delle mete raggiunte, e non solo per gusto del cimento e per desiderio di superare nuovi limiti. 
Prova di maturità 
La prova di questa consapevolezza, di questa «maturità», chiamiamola così, l'abbiamo trovata in particolare nella Sonata in si minore di Liszt. Un'interpretazione da antologia Innumerevoli sono le esecuzioni di questo capolavoro romantico, quintessenza di una contraddizione irrisolvibile: quella che contempla sia le istanze legate all'estemporaneità dell'ispirazione, sia la strutturazione con una logica serrata sia l'omaggio alle forme classiche, come dice il nome «sonata». Eppure finora quasi nessrma ci aveva convinto come quella della Vacatello: in primo luogo per la scelta di timbri morbidi, leggiadri o robusti, ma sempre condotti con un ventaglio di colori nobili, mai «chiassosi», anche quando la scrittura lo potrebbe lasciare intendere (oltre che additarlo per immediatezza manuale). Citiamo solo la breve scala discendente ripetuta quattro volte all'inizio: la volubilità di significati molteplici è stata resa magnificamente con un passaggio di colori, coesi nella loro diversità. Ma ancor più magistrale è stata la fluidità con cui la pianista ha tramato i passaggi dai toni epici a quelli sruggenti, dagli approcci sfuggenti a quelli candidi o sferzanti, conferendo l'idea di un'eleganza sovrana che doma anche un'idra a molte teste come il capolavoro di Liszt. 
Poco, anche se comunque molto dal punto di vista quantitativo e qualitativo, hanno aggiunto la Polacca brillante op. 22 di Chopin, nobilitata oltre e lungi dalle dimensioni salottiere, e i virtuosismi di Petrouchka, che hanno esaltato la furia tecnica sbalorditiva della solista. Ma questi erano aspetti - sempre mirabili - su cui c'erano pochi dubbi. Entusiasmo ed applausi ampiamente meritati.

 

 

Italian pianist Mariangela Vacatello masterful in opening Gilmore's 2010-2011

Written by C. J. Gianakaris [Tuesday, 21 September 2010]

KALAMAZOO - The Gilmore's 2010-2011 Rising Stars Recital Series had an extraordinary season launch on Sunday, compliments of Mariangela Vacatello, a spectacular 28-year-old Italian pianist.
Before a packed house at the Wellspring Theatre, she surveyed four modern and contemporary works, in addition to single pieces by Robert Schumann and Frederic Chopin. No matter how varied the selections, Vacatello radiated supreme poise and confidence.
She began with Schumann's fascinating Sonata No. 2 in G Minor, Op. 22 - not a piece for beginners. Vacatello burst into the energized tempos that define its opening, built around a longing melodic motif in the right hand.
A gentle "Andantino" movement provided contrast. Melody prevailed, displaying samples of Schumann's most engaging romanticism. The final two faster movements required rapid, precise hand control, as sonorities tumbled out of the note-saturated score. The resulting excitement was palpable in the audience.
Two contemporary works followed, Ivan Fedele's Three "Etudes Boreales" (1990) and Gyorgy Ligeti's Etude No. 16, "Pour Irina' (1997). But it was Shostakovich's rhythmically hypnotic music that energized the hall, namely two selections - No. 2 in A Minor and No. 15 in D-flat Major - from "24 Preludes and Fugues, Op. 87" (1950-1952).
Vacatello's strong left hand served wonderfully in maintaining fugal effects while the right hand provided very fast unrelenting runs up and down the keyboard. Miraculously, melody projected beautifully, and runs remained cleanly precise.
One can only rarely expect to hear Chopin's "Andante spianato and Grand Polonaise," Op. 22, performed as well as Vacatello's rendition. Using no extraneous motions, Vacatello let loose broken chords in her left hand to ripple like feathers in a breeze, while Chopin's delectable melodies sang from the other hand. Vacatello's amazing technique allowed interior secondary melodies to sing out, as well.
The pianist lent the Polonaise section a supremely magisterial quality. Octave chromatic runs flowed like quicksilver, with even notes no matter how presto the bars. At the dramatic close, Vacatello pulled out all stops as the music swelled. Vacatello established herself as an intuitive talent where Chopin is concerned.
To conclude her superlative recital, Vacatello turned to Igor Stravinsky's trailblazing ballet music "Petrushka." Though originally composed for ballet, over time "Petrushka" was scored by its composer in different formats, one for piano.
"Russian Dance," one section, is recognized worldwide for its "killer" octave chords that announce the key melody as well as the hypnotic rhythmic patterns. Stamina and chord articulation both are needed, and Vacatello met the challenge.
"In Petrushka's Room" emitted an eerie sound, while the final "Shrovetide Fair" brilliantly evoked the tragic end of the puppet clown.Vacatello's was a masterful performance, sure to be long remembered.

 

Vacatello, un vero "Busoni"

Written by Andrea Bambace  [Thursday, 17 April 2008]

 

In Regione con la Haydn di Kuhn strappa applausi caldissimi

BOLZANO. I concorsi si sa, sono un male necessario nella vita di un giovane strumentista alla ricerca della propria affermazione o quanto meno di una verifica della propria attitudine a intraprendere una carriera concertistica. Ciò che sembrava relegato nell'ambito della logica competitiva,
non solo non finisce lì, ma anzi, semmai si moltiplica esponenzialmente quando l'artista comincia i suoi cimenti davanti al pubblico, non più da candidato, ma da protagonista. Il caso della pianista Mariangela Vacatello, ascoltata due sere fà a Bolzano e ieri sera a Trento, è emblematico.
Ora solista con l'Orchestra "haydn" l'oggi ventiseienne pianista campana, si vide assegnare la medaglia d'argento al Concorso "Busoni" 2005, cedendo il passo al pianista siciliano Giuseppe Andaloro. Entrambi i finalisti premiati, assai dicersi fra loro, per carica emozionale ed elasticità musicale, erano accomunati da una straordinaria padronanza strumentale, ma solo uno doveva essere scelto e fu scelto Andaloro. Nella festosa occasione di una ennesima piena affermazione della migliore scuola italiana, non a tutti sfuggì il fatto che il pianismo ricco di personalità della Vacatello
potesse risultare più convincente di quello del vincitore. Oggi la conferma viene anche dall'esecuzione ascoltata del Concerto in do magg. op.26 di Sergej Prokofev, quel "Terzo" Concerto che, nella storia del Concorso di Bolzano, rimane memorabile e insuperato nell'interpretazione di Lilija Zilberstein alla finale di un "Busoni" di tanti anni fà. Eppure Mariangela Vacatello coaduviata dalla bacchetta puntuale, vitalissima e anche vistuosamente affettuosa di Gustav Kuhn conferma pienamente la sensazione di allora ossia che un premio "Busoni" dato a lei non avrebbe certamente
fallito bersaglio. La Vacatello naviga impavidamente tra i perigliosi flutti di una partitura dalle infinite trappole tecniche e trova anche il modo di ammaliare, quando le tempeste virtuosistiche si stemperano in placidissime atmosfere fiabesche. Tra gli applausi scroscianti dall'Auditorium la Vacatello ha ancora in serbo una prova di grande carattere e la sfodera, eseguendo fuori programma con travolgente slancio il Preludio e fuga n.15 in re bem. magg. di Dmtri Sostakovic che lascia increduli per l'incredibile padronanza tecnica e per l'entusiasmabre carica ritmica.
Nella seconda parte della serata, la parola passa completamente all'orchestra regionale e alla bacchetta di Kuhn, levata su un altro capitolo della lenta ma metodica nuova "integrale" che il Maestro salisburghese sta donando ai pubblici di Bolzanoe Trento, quella Del Grande compositore austriaco Anton Bruckner, ora presentato nella sua "Wagher-Simphonie" la n.3 in re minore, che a suo tempo rappresentò il primo grande successo dell'Autore. Ancora una volta Kuhn galvanizza quì la "sua" orchestra, trasfomandola in un organismo sinfonico dalle più alte prestazioni.

 

  

Robert Matthew-Walker “Wigmore Hall Recital”

Written by Robert Matthew [Monday, 21 January 2008]

This recital proved to be no ordinary affair. Given under the auspices of the Kirkman Concert Society, this was an intelligently-planned programme that would have stretched any number of virtuosos, both technically and musically, but Mariangela Vacatello rose superbly to the occasion. One’s only query was the occasionally steely tone of the Fazioli concert grand she had chosen, but the instrument was beautifully responsive in piano and pianissimo passages, aiding Vacatello’s enviable command of coloration. 
Busoni’s Variations on Chopin’s C minor Prelude, which was also used by Rachmaninov as a basis for Variations, was a very welcome rarity, and this was also most commandingly played, the work’s myriad sensibilities drawing playing of no little refinement from this gifted artist.
Ravel’s Gaspard de la nuit ended the recital, receiving a simply spellbinding account. This was a commanding recital from a very exciting player. 
The two works by Haydn, proved excellent choices – the Sonata especially was impressively interpreted throughout and it was a pleasure to have the important first movement repeat observed. Schumann’s G minor Sonata, which ended the first half, was also notably interpreted, being given a performance of considerable insight.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
© Mariangela Vacatello